Lodovico Pavoni viene proclamato Beato da Giovanni Paolo II



Decreto sul miracolo ottenuto per intercessione di Lodovico Pavoni


Congregazione delle cause dei Santi
Il Venerabile Servo di Dio Lodovico Pavoni nacque a Brescia, l’11 settembre 1784. Dopo l’ordinazione sacerdotale si dedicò ad un intenso apostolato, specialmente a favore della gioventù povera. Nel 1821 fondò l’Istituto di San Barnaba per la formazione umana, cristiana e professionale degli orfani e dei ragazzi abbandonati. Nacquero così la Scuola Tipografica, la Casa editrice ed altre strutture, dove i giovani imparavano un mestiere. In seguito il Servo di Dio pensò a sollevare anche altre categorie di bisognosi, come i contadini e i sordomuti. Per assicurare continuità e sviluppo alle sue opere, fondò la Congregazione dei Figli di Maria Immacolata, in cui emise i voti nel 1847. Ricco di meriti e circondato da solida fama di santità, morì il I° aprile 1849.
Il 5 giugno 1947 il Sommo Pontefice Pio XII ha dichiarato che il sacerdote Lodovico Pavoni ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse.
In vista della beatificazione, la Postulazione della Causa ha presentato all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi la presunta guarigione miracolosa della giovane Maria Stevani, di Soncino (Cremona), la quale il 17 ottobre 1909, all’età di sedici anni, cominciò a soffrire di febbre alta, di grave stomatite aftosa e di altri disturbi, attribuiti ad ileotifo. Comparvero, poi, obnubilazione del sensorio, vomito biliare, febbre continua. L’inarrestabile peggioramento della malattia indusse i medici curanti, tra cui lo stesso genitore di Maria, ad emettere prognosi infausta a breve scadenza. Le condizioni della inferma erano ormai agli estremi, quando venne invocato l’aiuto divino per intercessione del Servo di Dio, le cui reliquie vennero applicate alla giovane. Immediatamente il vomito che l’affliggeva in continuazione cessò, la febbre diminuì progressivamente e lo stato di agitazione regredì. Perfettamente guarita, in breve tempo ricuperò le forze.
Sul caso presso la Curia di Cremona, negli anni 1925-1926, si è celebrato un Processo Apostolico, la cui validità giuridica venne riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con Decreto del 26 gennaio 2001. La Consulta Medica del Dicastero, nella seduta del 7 giugno 2001, ha riconosciuto che la guarigione fu improvvisa, completa, duratura e scientificamente inspiegabile. Il 26 ottobre dello stesso anno si è tenuto il Congresso Peculiare dei Consultori teologi e il 4 dicembre successivo si è tenuta la sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi, essendo Ponente della Causa l’Ecc.mo Mons. Lorenzo Chiarinelli, Vescovo di Viterbo. In ambedue le riunioni, in quella dei Consultori e in quella dei Cardinali e Vescovi, alla richiesta se constasse che si era verificato un miracolo per intervento divino, fu data risposta affermativa.
Riferito diligentemente tutto ciò al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II dal sottoscritto Cardinale Prefetto, Sua Santità, accettando e ratificando il voto della Congregazione delle Cause dei Santi, comandò di stendere il decreto relativo alla predetta miracolosa guarigione.
Avendo debitamente adempiuto tale incarico, si portarono dal Sommo Pontefice oggi, nella data infrascritta, il Cardinale Prefetto, il Ponente della Causa e io, Vescovo Segretario della Congregazione, assieme ad altre persone convocate come d’abitudine e alla nostra presenza il Beatissimo Padre dichiarò solennemente: Consta che Dio ha operato un miracolo per intercessione del Ven. Servo di Dio Lodovico Pavoni, Sacerdote, Fondatore della Congregazione dei Figli di Maria Immacolata, ossia è stata guarita istantaneamente, perfettamente e definitivamente Maria Stevani da “salmonellosi maggiore con complicazioni colecistiche e meningee”.
Sua Santità volle che questo decreto fosse pubblicato e annoverato negli atti della Congregazione per le Cause dei Santi.

Dato a Roma, il 20 dicembre 2001
GIUSEPPE CARD. SARAIVA MARTINS
Prefetto
L. + S.
+ EDOARDO NOWAK
Segretario


Il miracolo a Maria Stevani


“Il “caso storico” si riferisce ad una patologia addominale avvenuta nel 1909, La sintesi del caso sotto descritta viene desunta dalle varie testimonianze rilasciate durante il Processo Apostolico del 1925-26, e presenti nella Copia Pubblica.
Maria Stevani, nata il 7/4/1893, figlia del medico Dr. Camillo Stevani, all’età di 17 anni inizia a presentare disturbi addominali che si accentuano rapidamente. L’inizio della malattia si fa risalire al 17/10/1909.
Rapidamente si manifesta cefalea, disappetenza, lingua saburrale, dolori dorsali, vomito biliare. La febbre sale in poco tempo fino a raggiungere i 40°; si accompagna a disturbi del sensorio con il tipico “stupore”, proprio dell’ileo-tifo: la madre afferma che la malata non capiva più niente e venne applicata una borsa di ghiaccio sul capo e sul ventre.
La diagnosi fu quella di tifo addominale. La malata non tollerava più alcun cibo; erano presenti ulcerazioni nella gola. Si parla infatti di stomatite aftosa e poi gangrenosa, con distacco di brandelli di mucosa della bocca e del naso. La malattia si andava progressivamente aggravando in tutto il mese di novembre.
Furono chiamati a consulto, dal padre, altri medici… Secondo questi sanitari si trattava di un “caso irrimediabile”.
Il vomito era incessante, la febbre sempre violenta; subentrò un delirio pressoché continuo con uno stato quasi comatoso. All’inizio si manifestò diarrea. Nell’addome erano presenti le tipiche roseole e un netto gorgoglio ileo-cecale; vi era tumore di milza ed epatomegalia. La lingua si presentava secca e fuligginosa, arrossata ai lati e patinosa al centro.
Fu chiamato ad un secondo consulto il Dr. Felice Senna, Primario dell’Ospedale Maggiore di Lodi, che confermò la diagnosi. Erano presenti anche fenomeni meningitici con dolore al rachide.
Il P. Alessandro Bianchi vide la paziente, verso la fine di dicembre, boccheggiante e in fin di vita. Già il Dr. Ardigò e il Dr. Senna si erano espressi negativamente: non c’erano più speranze di risoluzione del caso. L’aggravamento prodottosi a dicembre sembrava inarrestabile. La terapia era condotta esclusivamente con fiale di caffeina e canfora, per sostenere il circolo.
Stante questa situazione, ci si rivolse con preghiere al Servo di Dio Lodovico Pavoni: fu applicata una sua reliquia sotto il guanciale della malata; il P. Bianchi le impartì l’assoluzione sacramentale. Si era alla fine di dicembre. Subito dopo la febbre iniziò a scendere di qualche grado e la paziente entrò in un sonno profondo.
La mattina dopo, cessato il vomito e i disturbi addominali, la giovane era lucida e desiderosa di alimentarsi. La madre afferma che la ripresa fu rapida ma graduale; a Natale di quell’anno poteva mangiare panettone e torroni; il I°/1/1910 era a pranzo con i genitori.
Successivamente svolse un’attività di insegnante e poi si maritò. Non si manifestarono più sequele della malattia addominale. La convalescenza durò, secondo la sanata, circa 15 giorni. Dopo pochi giorni dalla cessazione della malattia il P. Bianchi la rivide in Chiesa, ove la giovane era andata per confessarsi e comunicarsi.
Nel 1923 si ammalò di pleurite ma guarì perfettamente.
Nel maggio del 1926 Maria Stevani fu visitata dai due periti medici: Dr. Felice Cappello e Dr. Pietro Bertoli. Essi affermano il buono stato di salute della donna, l’assenza di postumi, l’assenza di indizi di ricadute. Inoltre si dice che è guarita completamente dalla pleurite sofferta 3 anni prima, cioè nel 1923”.
Terminata la descrizione oggettiva, il medico esprime una sua valutazione: constatata la gravità del morbo, la lunghezza del decorso, il miglioramento rapido, la persistenza della guarigione, la totale assenza di terapia medica, l’assenza di postumi, ritiene la guarigione difficilmente spiegabile scientificamente.
Fin qui la parola del Perito.


Grazie e favori attribuiti all’intercessione del venerabile Lodovico Pavoni


A – LA «FAMA SIGNORUM» DI P. LODOVICO PAVONI

1 – Tale fama di miracoli e grazie del Pavoni è documentata nel volumetto recentemente preparato dal Superiore Generale della Congregazione dei FMI e presentato dal Postulatore alla Congregazione per le Cause dei Santi nel febbraio 2001.
2 – L’introduzione del volumetto recita: “Il Servo di Dio Lodovico Pavoni – proclamato Venerabile da Pio XII il 5 giugno 1947 – morì a Saiano (Brescia) il 1° aprile 1849. A distanza di ben cinquantanove anni, esattamente l’11 febbraio 1908, si iniziò a Brescia il Processo Ordinario Informativo”.
In esso, il 30 novembre 1909, depose P. Giovanni Piamarta – oggi Beato – che facendo eco a moltissimi altri Testi afferma: “So che [Lodovico Pavoni] era tenuto da tutti nel più alto concetto di santità e che… dall’epoca della sua morte fino ad ora la fama del Servo di Dio si è sempre mantenuta altissima presso tutti senza la più piccola eccezione”.
Ne è prova, fra il resto, il frequente ricorso alla sua intercessione presso Dio.
Specialmente all’interno della sua Famiglia religiosa è stato ed è abituale invocare Padre Pavoni nei momenti di difficoltà, sia a livello comunitario che personale.
Diversi ex allievi, sostenuti dallo zelo di alcuni Religiosi pavoniani veramente amanti del loro Fondatore, sono ricorsi a lui e molte furono le grazie ottenute.
Nella seconda metà del ‘900 si verificò una espansione geografica della Congregazione, sia in Italia che all’estero: Brasile (1941), Spagna (1962), Eritrea e Germania (1969), Colombia (1995). Ciò contribuì a diffondere la conoscenza del Fondatore e un numero crescente di persone si rivolse a lui.
Furono distribuite molte migliaia di immagini, con relativa preghiera, parecchie delle quali recanti una reliquia del Servo di Dio. Anche la pubblicazione, in differenti lingue, di diverse biografie – la prima delle quali, di Don Luigi Traverso, risale al 1916 – contribuì non poco a divulgare la conoscenza e a moltiplicare la fiducia in Lodovico Pavoni. Negli ultimi anni, poi – in occasione del bicentenario della nascita (1984), del 150° anniversario della fondazione della Congregazione (1997) e della morte del Fondatore (1999) – si tennero due Incontri di studio, i cui Atti furono dati alle stampe; vennero pubblicati approfonditi saggi critici sulla esperienza apostolica e la spiritualità di Lodovico Pavoni e sulla storia della Congregazione. Ne derivò una comprensione più approfondita sia della sua fisionomia spirituale che delle sue intuizioni carismatiche, e un accresciuto ricorso alla sua intercessione.
Le grazie ottenute sono generalmente di ordine medico o spirituale, ma non sempre, purtroppo, fu possibile ottenere testimonianze esaustive: spesso veniva comunicata solo una brevissima sintesi, frequentemente anonima, senza un’adeguata documentazione.
Nel 1909 avvenne la presunta guarigione miracolosa di Maria Stevani, affetta da ileo-tifo, attribuita all’intercessione del Servo di Dio. Gli atti del Processo, tenutosi a Cremona negli anni 1925-1926, e la relativa documentazione, vennero depositati presso la S. Congregazione dei Riti e il 26 gennaio 2001 la Congregazione per le Cause dei Santi dichiarò la validità dell’inquisizione diocesana.
Fra le molte attestazioni di favori attribuiti all’intercessione di Lodovico Pavoni, riportiamo quelle che sembrano più rilevanti, avvertendo che per alcune di esse (specialmente le più recenti) speriamo di poter ottenere una documentazione più completa.
Nella stesura si fa cenno anche alle fonti attraverso cui si è venuti a conoscenza di tali grazie. Alcune di esse fanno parte della documentazione “ufficiale” presentata ai Processi: l’Ordinario (1908), l’Apostolico (1921) e il “Processiculus” supplementare (1937); la credibilità di tali deposizioni è basata sul giuramento dei Testi; altre riportano testimonianze autografe, conservate nell’Archivio della Congregazione (AFMI); alcune, infine, sono desunte da pubblicazioni (Bollettini informativi o simili), la cui attendibilità, al riguardo, può essere ritenuta sicura.
3 – Nel volumetto sono riportati duecentodieci casi di grazie ricevute per intercessione del Ven. L. Pavoni: alcuni, perché importanti, in forma sviluppata, altri in forma sintetica, ma sempre indicando la diagnosi, la prognosi e la terapia medica della malattia, l’invocazione del Pavoni e l’esito grazioso del caso.
I duecentodieci casi di sanazione prodigiosa si possono suddividere in due categorie: grazie che fondatamente si possono ritenere veri miracoli e grazie che chiaramente non si possono ritenere tali, anche se a volte si avvicinano alla soglia del miracolo. Come è detto più sopra in A-2, questo volumetto costituisce e presenta una scelta significativa, ma non esclusiva, delle tante grazie e favori ottenuti per intercessione del Ven. P. Pavoni nei 153 anni dalla sua santa morte.

B – GRAZIE CHE SI POSSONO RITENERE DEI MIRACOLI

1. – Sono otto i casi di grazie della prima categoria che qui presento succintamente:
1.1. – Guarigione di Belotti Luigi, alunno dell’Istituto Pavoni di Brescia, da tifo con congestione cerebrale e delirio, avvenuta nel marzo del 1880; l’invocazione avvenne mediante Novena al Pavoni e visita alla sua tomba. Il ragazzo però due anni dopo ricadde ancora nel tifo e in una malattia indicata come “favo di natura maligna” dichiarato incurabile. Fu invocato ancora il Pavoni: “Se vi ha guarito una volta, vi guarirà anche questa”. E fu guarito veramente e definitivamente (6,2-4; 8,4-5).
1.2. – Sanazione di Stevani Maria da ileo-tifo addominale, nella prima quindicina del dicembre 1909 a Soncino (CR); l’invocazione avvenne mediante contatto diretto della ammalata con la reliquia (indumento) del Pavoni; sul miracolo è in atto il Processo Apostolico Romano dal gennaio 2001 (11,7-9).
1.3. – Preservazione da morte certa del seminarista pavoniano Eccher Raffaele il 10/12/1921 nell’Istituto Artigianelli di Pavia; una scala di metallo di circa 10 metri, pesante quintali 2,50, con pendenza superiore ai 45 gradi cadde sul capo del “semplice” Raffaele che era andato a ripararsi sotto. Egli se la cavò con uno svenimento e qualche escoriazione; il giorno dopo era in cappella a fare il sacrestano e l’organista al mattino, al pomeriggio lo trovarono “ilare” a Monza. Il miracolo a Roma ebbe parere negativo, perché solo di preservazione da morte. L’invocazione al Pavoni non fu evidentemente dell’interessato, ma dei confratelli e fu piuttosto generica; il caso è il più documentato nel nostro archivio di Tradate (16,11-23).
1.4. – Guarigione della bambina Ines Riva, il 09/05/1923, da tisi ai lobi del polmone sinistro, a Monza (MI). Fu fatto un ottimo processo Apostolico a Monza su questo miracolo e fu concluso nel 1928 dal card. Tosi; questo processo non fu presentato a Roma nel 2001 perché la bambina sanata, tre anni dopo la guarigione, aveva nel polmone sanato qualche leggera traccia negativa. L’invocazione al Pavoni avvenne mediante Novena (17,23-26).
1.5. – Sanazione di Marenghi Adele di Fossormato (PV) da peritonite tubercolare, gravissima, incurabile, avvenuta istantaneamente a Lourdes nell’agosto 1925, durante la processione eucaristica nel momento della benedizione a lei fatta dal Vescovo celebrante, quando ella aveva con sé l’immaginetta del Pavoni che aveva spesso ed intenzionalmente invocato come mediatore presso l’Immacolata. La guarigione fu istantanea, scomparendo improvvisamente la terribile tumescenza del ventre, cascandole per terra la cintura mentre prima era appena sufficiente. La guarigione fu duratura e perfetta. Qui c’è il problema della univocità della invocazione (22,30-32).
1.6. – Sanazione di Sandrini Omobono, giovinetto di 13 anni, da “brivido e cefalea con chiari segni di nefrite azotemica acuta al quinto grado e uremia”, avvenuta a Ponte di Legno (BS) il 16/12/1940; la madre inginocchiata e piangente esclamava: “Pavoni, salvalo!”. E il ragazzo moribondo e sacramentato… ad un tratto si scuote… si mette seduto sul letto… vuole mangiare e mangia qualche boccone… È dichiarato fuori pericolo; pochi giorni dopo è perfettamente guarito. (76,56-58).
1.7. – Sanazione di P. Cesare Moreschi, direttore dell’Istituto Fassicomo di Genova, da “ulcera duodenale in stato grave ed avanzata, con frequenti ed abbondanti emorragie, itteropancreatite e disfunzioni epatiche, collassi e sbocchi di sangue coagulato”, avvenuta come inizio di miglioramento nei primi giorni di gennaio 1970; “quasi per incanto cominciai a migliorare e con tanta rapidità da meravigliare tutti in ospedale”. La Comunità pavoniana fervente ed orante il Pavoni, era guidata da P. Cesare Fumagalli. (172,91-93).
1.8. – Sanazione di Fratel Remondini Delio, religioso pavoniano, nel 1986 da morbo di Hodgkin allo stadio IIIB. Nell’intervallo tra il primo ed il secondo controllo medico (alcuni mesi) è stato trovato perfettamente guarito; nel frattempo tutta la comunità religiosa dell’Istituto Artigianelli di Milano aveva invocato l’intercessione del P. Pavoni per la sua guarigione. I medici non seppero spiegarsi questa guarigione improvvisa. Il religioso è stato sottoposto a una cura di chemioterapia, ma non l’ha portata a termine. (194,101-102)
2. – Su questi 8 casi di sanazione prodigiosa sono opportune le seguenti annotazioni esplicative:
2.1 – Sono convinto, “salvo meliori judicio”, che queste guarigioni sono state dei veri miracoli non quoad substantiam o quoad subiectum, ma quoad modum: quindi di terzo grado, miracoli cioè che la natura può produrre, ma non in modo simile, come ad esempio, la subitanea guarigione da malattia grave senza aver fatto uso di farmaci o di altre cure, la scomparsa di una atrofia grave o il fatto che una ferita si cicatrizzi istantaneamente. La natura può correggere l’atrofia di un membro o cicatrizzare una ferita, ma ciò non accade istantaneamente.
2.2. – Il problema centrale dei presunti miracoli quoad modum e quindi di questi otto casi, è l’accertamento della natura del male, della sua guaribilità o no naturale, nonché delle varie modalità di sanazione che sono altrettanto fondamentali come la diagnosi della malattia. Gli otto casi in questione, purtroppo, sono tutti più o meno carenti di prove testimoniali e documentali relative alla diagnosi del male (se guaribile naturalmente o no allora), alla modalità di sanazione che deve essere istantanea (almeno relativamente), completa (senza postumi gravi e rilevanti) e duratura (per certi mali l’accertamento può esigere l’attesa di dieci anni); mentre invece sono tutte soddisfacenti le testimonianze relative alla invocazione del Ven. Lodovico Pavoni intesa come causa dell’effetto della sanazione.
2.3. – Queste carenze relative alla natura del male e alle modalità di sanazione ci dicono che non sempre e volentieri i medici sono disponibili a cercare ed esibire le prove medico-scientifiche sulla spiegabilità o no della sanazione; che essi non sempre sono riusciti a stabilire il passaggio tra grazia e miracolo, anche per le fluttuazioni della scienza medica; e che le persone o categorie di persone interessate non si sono occupate e preoccupate subito e totalmente di raccogliere tutte le prove e i documenti necessari sul caso, nonché di risolvere in anticipo i dubbi o problemi insorgenti in un processo canonico futuro. Peccato! Il P. Pavoni non meritava questa lacunosità, ormai irreparabile, dai suoi Devoti.
2.4. – Secondo il mio modesto parere, come si è potuto quest’anno avviare la fase romana del processo apostolico sul presunto miracolo di Stevani Maria, così si poteva fare altrettanto per tutti gli altri sette casi, se non ci fossero state certe lacune testimoniali e documentali, soprattutto sulla diagnosi della malattia. Evidentemente avviare il processo apostolico super miro non vuol dire certezza di arrivare al decreto di conferma del Papa; capita a volte che durante l’iter canonico-processuale il caso venga respinto, ma non è la normalità, bensì l’eccezionalità.
2.5. – Il caso di sanazione di Marenghi Adele (22,30-32) a Lourdes pone il problema dell’univocità della invocazione al ven. P. Pavoni, dalla sanata inteso come mediatore di intercessione presso la Madonna Immacolata; forse questo è stato un motivo che ha suggerito o motivato l’abbandono del caso. Comunque sia, di per sé l’univocità di invocazione riguarda la categoria dei santi e non la Madonna; è certo inoltre che il Pavoni fu espressamente invocato come mediatore presso la Madonna, tanto è vero che la Marenghi subito dopo la guarigione ha attribuito il miracolo parimenti alla Madonna e al Pavoni. E questo importante dettaglio lo ha confermato sempre anche in seguito a padre De Andrea che lo ha tramandato a noi.

C – GRAZIE CHE NON SI POSSONO RITENERE MIRACOLI

1 – Questa seconda categoria di grazie numericamente è di 202 casi; qualitativamente si tratta di grazie che partono da semplici favori spirituali o materiali, come la buona riuscita di una operazione (33,37), l’esito felice di un parto (31,36), la scomparsa di geloni dolorosi (58,46); si passa a vere e proprie grazie come una conversione (85,63; 154,85; 203,111; 166,89; 168,90), il trovare lavoro (34,38; 70,51; 101,69; 186,98; 170,90), la liberazione dalla droga (195,102); la visione del Pavoni (28,34; 73,54; 185,97); per arrivare a grazie che sono sulla soglia del miracolo come la preservazione dalla morte (13,10; 95,67; 81,61; 41,40), riacquisto della favella (36,39) e soprattutto tante e commoventi guarigioni (59,46; 60,47; 199,106); geograficamente i casi sono localizzati in gran parte nella Lombardia, ma ne abbiamo anche dal Brasile (200,107; 197,103; 174,93; 161,87; 162,88; ecc.) e da Asmara (199,106). Si ricordi che la Congregazione Pavoniana fino agli anni 50 era praticamente una Congregazione lombardo-trentina, poi si è aperta al Brasile, Spagna, Eritrea, Germania, Colombia, come è stato detto in A.2.
2. – In quanto alle persone direttamente o indirettamente coinvolte in questi 202 casi di sanazione graziosa per intercessione del P. Pavoni, si tratta solitamente di persone semplici e religiose e di famiglie povere o comuni che nelle loro tribolazioni o nei loro drammi fino a sfiorare spesso sorella morte si appellano certamente ai medici e alle medicine (è un dovere!), ma soprattutto a quella medicina che non si vende in farmacia e che costa poco, ma che vale moltissimo: la preghiera al Signore mediante l’intercessione dei Santi, nella fattispecie del Ven. Lodovico Pavoni, conosciuto e venerato perché persone in rapporto con i Religiosi Pavoniani e le loro opere. Comunque l’iniziativa della invocazione al Pavoni non è solitamente solitaria, di una singola persona, ma cioè coinvolgente la famiglia o i parenti e conoscenti. Quasi sempre nel caso grazioso appare la figura di un Religioso pavoniano; negli ’20 e ’30 del ‘900 primeggia la persona di P. GB. De Andrea e la sua fu certamente l’età dell’oro della devozione al Pavoni riscoperto e rilanciato nella Congregazione da P. Giuseppe Rolandi, dopo una certa crisi degli ultimi quarant’anni dell’ottocento.
3. – Se da una parte è sicuro che questi 202 casi analizzati non sono miracoli, dall’altra è difficile certificare ed evidenziare se qui si è alla soglia del miracolo, si siamo davanti ad un caso clinico con evoluzione medicalmente eccezionale, se la sanazione è attribuibile o no alle risorse fisiche e psicologiche della graziato o alla bravura dei medici e alla validità della medicine o alla fortuna. È però sempre certo che nella guarigione prodigiosa, anche se non miracolosa, c’è un misterioso intreccio operativo tra grazia e libertà, tra preghiera e risorse umane, tra spirito e corpo che attualizza la restaurazione degli organi ammalati dell’individuo. E in tale opera di restaurazione primeggiano come cause concomitanti la potenza e la provvidenza divina, la mediazione di intercessione del Ven. Lodovico Pavoni e l’efficacia della preghiera. E questo basta per qualificare tutti questi 202 casi come grazie autentiche del Venerabile Lodovico Pavoni.
4. – Finalmente vanno segnalate le testimonianze di don Rossi Antonio, di Renoldi Rachele, di Mons. Rossi Paolo ed altri, i quali ci assicurano che nella traslazione del 1861 la salma del canonico Pavoni fu trovata incorrotta “tale e quale era in vita con tutte le sue carni e perfino con il suo caratteristico labbro sporgente… Soltanto il colore si era fatto alquanto giallo, ma che le carni erano flessibili” (Renoldi Rachele). “La cassa di legno di pioppo si trovava tutta inzuppata di acqua…; tolto il coperchio, apparve il cadavere del defunto ancora intatto, come se fosse appena morto. Questo ebbero ad attestare i medici presenti; toccato che ebbero l’uno la fronte e l’altro la mano del defunto, esclamò uno dei due: “È questo un miracolo!”. Una teste presente vide soltanto un po’ di muffa sulle scarpe, mentre intatte erano le vesti” (Don Rossi Antonio). Siamo a dodici anni dalla morte del Pavoni. Non si può parlare di miracolo perché la scienza medica può spiegare il caso scientificamente; certamente possiamo però parlare di grazia, tenendo presente che la cassa era stata aggredita dall’acqua, probabilmente del vicino e “biondo” fiume Mella, allora più capriccioso con le sue inondazioni. (4,1; 5,2).

D – CONCLUSIONE

1. – L’abate Gaetano Scandella nella sua orazione funebre del 20 giugno 1861, in occasione della traslazione della salma del can. Pavoni dal cimitero di Brescia alla chiesa di S. Barnaba, esclamava davanti alla nuova tomba: “Noi ti salutiamo, o tomba carissima, che racchiudi un oggetto di tanto desiderio e di tanto amore. Deh! L’Altissimo Iddio ti renda presto illustre e gloriosa di sovrumani portenti e pendano intorno a te fiori e voti, testimoni di ricevute grazie da chi presso di te pregherà fiducioso e questo tempio non più echeggi di funebri salmi e di espiatrici preghiere, ma di cantici di benedizione e di gloria, esposta su questo altare la salma alla venerazione dei fedeli” (L. Pavoni visto da vicino, 351).
2. – I duecentodieci casi di grazie ottenute per intercessione del Ven. Lodovico Pavoni qui esaminati confermano il triplice auspicio o profezia dello Scandella: a) – Sempre i Figli e i devoti del Pavoni in questi 153 anni dalla sua morte sono andati in pellegrinaggio spiritualmente o fisicamente alla sua tomba per implorare grazie e miracoli da Dio per intercessione del Ven. L. Pavoni.

b) – Sempre il P. Pavoni ha protetto la sua Congregazione anche nei momenti più difficili della sua storia travagliata. E “quanti fiori e voti” dovremmo deporre davanti alla sua tomba nel tempio dell’Immacolata a Brescia come ringraziamento per i miracoli e grazie operati da lui a nostro favore e come segno di prova tangibile della sua santità!

c) – Sempre i Figli di Maria e del Pavoni e i suoi devoti hanno sperato e pregato per la sua glorificazione. E si avvicina finalmente il giorno nel quale la sua salma sarà “esposta sull’altare alla venerazione dei fedeli”, non più nella chiesa di S. Barnaba nella quale Lui e i primi Pavoniani emisero i voti religiosi, ma nel santuario dell’Immacolata che diventerà anche santuario del Beato Pavoni Lodovico.

P. PIETRO RIVA