Il miracolo a Maria Stevani

Prima della Beatificazione

“Il “caso storico” si riferisce ad una patologia addominale avvenuta nel 1909, La sintesi del caso sotto descritta viene desunta dalle varie testimonianze rilasciate durante il Processo Apostolico del 1925-26, e presenti nella Copia Pubblica.

Maria Stevani, nata il 7/4/1893, figlia del medico Dr. Camillo Stevani, all’età di 17 anni inizia a presentare disturbi addominali che si accentuano rapidamente. L’inizio della malattia si fa risalire al 17/10/1909.

Rapidamente si manifesta cefalea, disappetenza, lingua saburrale, dolori dorsali, vomito biliare. La febbre sale in poco tempo fino a raggiungere i 40°; si accompagna a disturbi del sensorio con il tipico “stupore”, proprio dell’ileo-tifo: la madre afferma che la malata non capiva più niente e venne applicata una borsa di ghiaccio sul capo e sul ventre.

La diagnosi fu quella di tifo addominale. La malata non tollerava più alcun cibo; erano presenti ulcerazioni nella gola. Si parla infatti di stomatite aftosa e poi gangrenosa, con distacco di brandelli di mucosa della bocca e del naso. La malattia si andava progressivamente aggravando in tutto il mese di novembre.

Furono chiamati a consulto, dal padre, altri medici… Secondo questi sanitari si trattava di un “caso irrimediabile”.

Il vomito era incessante, la febbre sempre violenta; subentrò un delirio pressoché continuo con uno stato quasi comatoso. All’inizio si manifestò diarrea. Nell’addome erano presenti le tipiche roseole e un netto gorgoglio ileo-cecale; vi era tumore di milza ed epatomegalia. La lingua si presentava secca e fuligginosa, arrossata ai lati e patinosa al centro.

Fu chiamato ad un secondo consulto il Dr. Felice Senna, Primario dell’Ospedale Maggiore di Lodi, che confermò la diagnosi. Erano presenti anche fenomeni meningitici con dolore al rachide.

Il P. Alessandro Bianchi vide la paziente, verso la fine di dicembre, boccheggiante e in fin di vita. Già il Dr. Ardigò e il Dr. Senna si erano espressi negativamente: non c’erano più speranze di risoluzione del caso. L’aggravamento prodottosi a dicembre sembrava inarrestabile. La terapia era condotta esclusivamente con fiale di caffeina e canfora, per sostenere il circolo.

Stante questa situazione, ci si rivolse con preghiere al Servo di Dio Lodovico Pavoni: fu applicata una sua reliquia sotto il guanciale della malata; il P. Bianchi le impartì l’assoluzione sacramentale. Si era alla fine di dicembre. Subito dopo la febbre iniziò a scendere di qualche grado e la paziente entrò in un sonno profondo.

La mattina dopo, cessato il vomito e i disturbi addominali, la giovane era lucida e desiderosa di alimentarsi. La madre afferma che la ripresa fu rapida ma graduale; a Natale di quell’anno poteva mangiare panettone e torroni; il I°/1/1910 era a pranzo con i genitori.

Successivamente svolse un’attività di insegnante e poi si maritò. Non si manifestarono più sequele della malattia addominale. La convalescenza durò, secondo la sanata, circa 15 giorni. Dopo pochi giorni dalla cessazione della malattia il P. Bianchi la rivide in Chiesa, ove la giovane era andata per confessarsi e comunicarsi.

Nel 1923 si ammalò di pleurite ma guarì perfettamente.

Nel maggio del 1926 Maria Stevani fu visitata dai due periti medici: Dr. Felice Cappello e Dr. Pietro Bertoli. Essi affermano il buono stato di salute della donna, l’assenza di postumi, l’assenza di indizi di ricadute. Inoltre si dice che è guarita completamente dalla pleurite sofferta 3 anni prima, cioè nel 1923”.

Terminata la descrizione oggettiva, il medico esprime una sua valutazione: constatata la gravità del morbo, la lunghezza del decorso, il miglioramento rapido, la persistenza della guarigione, la totale assenza di terapia medica, l’assenza di postumi, ritiene la guarigione difficilmente spiegabile scientificamente.

Fin qui la parola del Perito.